Apollo 18 e Sojuz Luna e oltre

Apollo 18 e SojuzApollo 18 e Sojuz: USA and URSS a braccetto?

Apollo 18 e Sojuz in una galassia lontana lontana… Provate a raccontare a un bambino (ma anche a un ragazzino) che un tempo accanto agli Stati Uniti c’era una super potenza chiamata Unione Sovietica. E poi sussurrategli all’orecchio le storie su Cortina di Ferro, Muro di Berlino e paura dell’Olocausto nucleare. Probabilmente vi guarderà come se foste appena atterrati da Marte oppure dal… secolo scorso.
Sì perché proprio nella seconda metà del secolo scorso l’equilibrio fra guerra e pace (senza scomodare il grande Tolstoj) era appeso a un filo. ecco che quindi un qualsiasi tipo di collaborazione fra CCCP e USA era notizia da prima pagina (di tutti i media 0.0) e faceva ben sperare in una distensione più o meno prossima.

Dunque, dopo questa digressione, torniamo alle nostre missioni Apollo che erano arrivate al numero che evoca superstizioni e scongiuri, ovvero 17.

Venerdì 17 giorno infausto?

Tutto finito? Neanche per sogno… Da vero Dio del Sole risorse all’orizzonte della Luna una speciale missione Apollo…

Apollo missioni da 8 alla 17…

ovvero l’Apollo 18.

Detto che sulla superficie di Selene sarebbero dovute allunare anche le missioni Apollo 18, 19 e 20 (cancellate) arriva (anche se con denominazione “ufficiosa”) la missione Apollo 18 nell’ambito del Programma Apollo Sojuz (testo tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Programma_test_Apollo-Sojuz )

Il Programma test Apollo-Sojuz (ASTP) fu la prima collaborazione tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica nel settore dei voli nello spazio. Il 17 luglio 1975, una navicella spaziale del programma Apollo ed una capsula Sojuz si agganciarono nell’orbita intorno alla Terra, consentendo ai due equipaggi di potersi trasferire da una navicella spaziale verso l’altra.

Tale missione significò un taglio netto con il passato, che era stato caratterizzato da una vera e propria gara verso lo spazio. In pratica la missione fu frutto della prima collaborazione tra i due programmi spaziali delle due superpotenze che fino a tale momento era meramente caratterizzato dalla concorrenza dell’uno contro l’altro. La tecnica missilistica era diventata una base fondamentale della corsa all’armamento (anche di carattere atomico) e pertanto la collaborazione pacifica nello spazio fu un chiaro segnale politico della volontà di pace reciproca.

Lancio della Sojuz

La capsula spaziale Sojuz 19 venne lanciata con un razzo vettore del tipo Sojuz U. A bordo della capsula si trovava l’equipaggio composto dal comandante Aleksej Archipovič Leonov, già nello spazio con Voschod 2 e primo uomo in assoluto ad eseguire un’attività extraveicolare in tale occasione, nonché dall’ingegnere di volo Valerij Nikolaevič Kubasov, volato nello spazio con Sojuz 6.

Apollo

La navicella spaziale statunitense del tipo Apollo

Apollo le imprese minori

a dire il vero non aveva una sua apposita numerazione ufficiale. Considerando comunque che l’ultima missione di allunaggio del programma Apollo era stata la missione di Apollo 17, venne usata la denominazione non ufficiale di Apollo 18. Come razzo vettore venne utilizzato un razzo del tipo Saturn IB con il numero di serie AS-210. A differenza della maggior parte delle precedenti missioni Apollo, il modulo di comando aveva un suo numero di serie (CSM 111), ma non una propria denominazione. A bordo dell’Apollo si trovavano il comandante Tom Stafford, affiancato dagli astronauti Vance Brand e Deke Slayton.

Stafford era già volato nello spazio con Gemini 6, Gemini 9 e Apollo 10. Con questa sua quarta missione raggiunse gli astronauti Jim Lovell, John Young e Pete Conrad che avevano toccato tale traguardo prima di lui, avendo viaggiato in missioni precedenti.

Brand aveva assunto operazioni di supporto durante tutto il programma Apollo, fra l’altro in un test della durata di una settimana durante il quale non poté lasciare la capsula di comando dell’Apollo. Il suo incarico più recente era stato il ruolo di comandante dell’equipaggio di riserva per la stazione spaziale americana Skylab.

Slayton invece fece parte del primo gruppo di astronauti scelti dalla NASA, non poté comunque effettuare alcuna missione volando su una capsula del programma Mercury, dato che gli venne tolta l’idoneità di volo a causa di un problema al cuore. Per più anni fu dunque responsabile della scelta degli equipaggi per le missioni Apollo. In pratica svolse tale ruolo fino a quest’ultima missione programmata quale conclusione del progetto. Dopo 16 anni e 3 mesi di attesa, la missione gli consentì di volare effettivamente per la prima volta nello spazio.

Siccome la navicella spaziale americana e quella sovietica a bordo avevano delle atmosfere diverse, Apollo e Sojuz non potevano agganciarsi direttamente. Per poterlo consentire la capsula dell’Apollo fu dotata di un apposito adattatore per l’aggancio, che non solo assunse tale funzione, bensì pure quella di canale dell’aria. Durante la fase di lancio, tale adattatore venne posizionato nell’ultimo stadio del razzo Saturn IB. In orbita intorno alla Terra, il modulo di comando dell’Apollo si agganciava a tale adattatore per estrarlo dall’apposito rivestimento. In pratica veniva eseguita l’identica manovra di estrazione del modulo lunare. Anche l’adattatore si trovava pertanto in punta alla capsula dell’Apollo.

La Missione

  • La Sojuz 19 sovietica venne lanciata il 15 luglio 1975 dal cosmodromo di Baikonur. Fu il primo lancio di un razzo sovietico trasmesso in diretta dalle televisioni internazionali.
  • Circa sette ore più tardi avvenne il lancio dell’Apollo da Cape Canaveral. Considerando che in quel momento ulteriori due cosmonauti si trovavano a bordo della stazione spaziale sovietica Saljut 4, sette persone si trovavano contemporaneamente nello spazio.
  • In orbita intorno alla Terra, il modulo di comando dell’Apollo si agganciò all’apposito adattatore estraendolo dal rivestimento.
  • Primo contatto a vista delle due navicelle spaziali il 17 luglio.
  • In più occasioni gli astronauti passarono da una navicella spaziale verso l’altra. In ogni circostanza comunque almeno un membro del singolo equipaggio rimaneva a bordo della sua navicella.
  • Dopo 44 ore di volo con le navicelle agganciate, Apollo e Sojuz si staccarono. Apollo si mise tra il Sole e la Sojuz, creando così un’eclissi solare artificiale per l’equipaggio della Sojuz.
  • Seconda manovra d’aggancio. Questa volta è la Sojuz ad assumere il ruolo attivo della manovra. Non vengono comunque eseguiti passaggi degli equipaggi da una navicella verso l’altra nonostante l’aggancio riuscito perfettamente.
  • Tre ore più tardi: distacco definitivo.
  • Sojuz 19 lasciò l’orbita terrestre ed atterrò il 21 luglio 1975 nel deserto del Kazakistan. Pure questo atterraggio venne trasmesso in diretta per la prima volta dalle televisioni internazionali.
  • La capsula dell’Apollo atterrò nelle acque dell’Oceano Pacifico il 24 luglio 1975 e venne recuperata dalla portaerei USS New Orleans.

La missione fu l’ultimo volo di una capsula Apollo e del razzo vettore Saturn IB. Contemporaneamente fu l’ultima navicella spaziale americana ad ammarare appesa ad un apposito paracadute. Dal punto di vista americano, la missione ASTP fu la conclusione dell’epoca di missioni nello spazio con equipaggio eseguite con razzi vettori monouso. Seguì un periodo di sei anni, durante il quale non vennero più eseguiti lanci di equipaggi americani, fino a quando nel 1981 venne dato l’inizio al nuovo programma dello Space Shuttle.

L’ASTP rimase pertanto un’azione unica delle due superpotenze nel settore spaziale, fu il risultato di una comune collaborazione tra enti dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti d’America. Solo dopo vent’anni di reciproco “congelamento” dei rapporti venne iniziata una nuova collaborazione con l’avvio del programma Shuttle-Mir.

Considerazioni finali dell’autore

Con Apollo 18 e Sojuz si conclude, in un certo senso, la grande e romantica epopea dello Spazio iniziata con il lancio del satellite Sputnik, il Volo di Yuri Gagarin e l’allunaggio delle diverse Missioni Apollo. Si aprirà l’era dello Space Shuttle, la navetta “ricaricabile” che tante missioni porterà nello spazio, dei Mars Rover (e fratelli) a zonzo per il pianeta rosso, della stazione MIR, della ISS (la Stazione Spaziale Internazionale) e del Telescopio Spaziale Hubble. Chi più ne ha più ne metta ma nessuna impresa fino a oggi ha suscitato le emozioni e toccato le corde del cuore come le missioni Apollo. Un fascino imperituro che nemmeno 50 anni di “maturità” hanno scalfito… 

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